Venerdì, Marzo 09, 2007

Laboratorio Stabile di Disegno Artistico

 

 

A.A.A (A tutti gli Artisti Autodidatti):

Il Verso Libero in collaborazione con il "Circolo di Cultura Popolare" propone un

                              Laboratorio Stabile di Disegno Artistico

Il corso sarà tenuto dall'esperto Antonio Paternostro presso il Centro Sociale "Beppa Giosef" di Massone (Arco).

Per informazioni o adesioni potete contattarci attraverso il nostro indirizzo e-mail ilversolibero@yahoo.it oppure telefonare a Stefania Comai al numero di cell. 347 0814523. Altrimenti potete anche lasciare un commento a questo post: cercheremo di rispondervi il prima possibile.

Sfogate la vostra vena artistica!!!! Vi aspettiamo numerosi!!!

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Sabato, Marzo 03, 2007

W l'infottenimento!!

 

  

 

Quando in Germania i ragazzi chiedono ai propri nonni che cosa avessero fatto contro il nazismo essi rispondono: "Non lo sapevamo". In effetti per la maggior parte di loro la realtà dei campi di concentramento si scoprì veramente solo nel 1945 attraverso le foto di Margaret Bourke White e le testimonianze dei pochi sopravvissuti. Questo perché la censura e il monopolio dei mezzi di informazione erano stati totali, o meglio "totalitari". Ma noi, quando i nostri figli e nipoti ci chiederanno "Che cosa avete fatto contro il genocidio in Ruanda? E la guerra in Congo? E il Darfur?.." allora risponderemo: "Ci occupavamo del Grande Fratello e dell'Isola dei Famosi.."

C'è infatti un totalitarismo molto più subdolo e strisciante che sta plagiando il mondo dell'informazione; sembra più innocuo, edulcorato, luccicante e divertente ma altrettanto (e forse proprio per questo ancor più) offuscante. Riprendendo le parole dell'antropologo Geertz un sistema è totalitario se cerca di imporre in modo più o meno coercitivo, più o meno diretto, un proprio apparato di valori, di immagini del mondo e di significati: ovvero una propria ideologia, una mappa per leggere la realtà, orientarsi e comportarsi di conseguenza. Il tutto sempre e rigorosamente senza farsi troppe domande.

Da questo punto di vista potremmo provocatoriamente affermare che oggi siamo in presenza di molteplici forme di neototalitarismo. Infatti l'abuso smisurato e pervasivo di notizie "pettegole" (il cosiddetto gossip) ha ormai assuefatto l'opinione pubblica che non riesce più a disabituarsi al consumo quotidiano di questo genere di "informazione". Proviamo a interessarci ad altro, ci sforziamo di concentrarci sulle notizie un po' più "toste". Ma è dura...e al massimo riusciamo a focalizzarci su quelle poche cose che toccano da vicino i nostri interessi. Non siamo più capaci di provare piacere se non per storie che ci parlano della vita privata delle veline, dei calciatori, dei vip di turno ecc. Lo sbirciare nella notizia, l'analizzare la realtà in base alle personalità coinvolte, la morbosa ricerca degli aspetti più intimi delle persone sono diventate il metro attraverso cui ci rapportiamo al mondo che ci circonda.

La colpa però non è quasi mai di chi ha il solo compito di ricevere le notizie. Le colpe sono sempre a monte. Fra i molteplici responsabili di questa situazione voglio soffermarmi interamente su una piccola categoria: quella degli intoccabili (alias i giornalisti) e nello specifico una piccola nicchia di professionisti di un noto tg nazionale. Il discorso da fare anche su questo piccolo frangente sarebbe lunghissimo. Mi limiterò pertanto in questa sede a riportare un breve e mirato sfogo:

Con grande rammarico vedo che l'etica e la deontologia della professione continuano ad essere un binomio sconosciuto alla quasi totalità dei giornalisti nostrani. Il ribrezzo e lo sconforto maggiore mi viene però soprattutto guardando il famigerato "Studio Aperto" il TG dei giovani che ammicca al luccicante mondo dello show business e ai rampolli rampanti. Quest'ultimo è l'emblema di tutti i mali che infettano il mondo dell'informazione; l'apoteosi del viscidume informativo e della sindrome da giornalista Vip che cerca di ritagliarsi uno spicchio di notorietà, di salire alla ribalta con i suoi modi amichevolmente giovanili, di interloquire come un amico di vecchia data con i Very Important People di turno, sguazzando con faccia da triglia in una festosa e "lucignescola" bella vita. Lo odio visceralmente per tutta una serie di motivi:

  • Perché in 30 minuti scarsi di Tg, 26  (ho provato a cronometrare) sono rivolti al gossip, alla vita privata di persone socialmente e civicamente insignificanti, alle vicende strappalacrime dell'intera fauna mondiale, alla cronaca nera più infame e sfacciata che per  enfatizzare la notizia arriva a chiamare senza scrupoli un bambino appena morto con il suo diminutivo (ricordate Tommy o il recente Fefè), come un conoscente e amico intimo (questo facilita l'immedesimazione con la tragedia e con le vicende del protagonista seguendo una "struttura a romanzo" che agevola il coinvolgimento emotivo e quindi la necessità di seguire le vicende fino all'ultimo per vedere "come va a finire"). Se non bastasse, per elevare a picchi assoluti la drammaticità dell'evento (e quindi far salire alle stelle i dati auditel), sempre più il caro direttore Mario Giordano ricorre a musiche struggenti in sottofondo e a montaggi frenetici presi in prestito dal cinema e dalle neo fiction stile CSI. La spettacolarizzazione e la teatralizzazione delle notizie di cronaca nera, alternate spasmodicamente con i mille cameo delle tette e dei culi delle varie subrette, porta a narcotizzare lo spettatore che, trasformato in un semplice voyeur, non riesce più a distinguere criticamente i contenuti della notizia. Questo intorpidimento celebrale non ci permette più però neanche di analizzare razionalmente i contenuti politici: anche lì infatti siamo spinti ad animarci per gli aspetti emotivi della politica, per gli insulti reciproci, per la violenza dello scontro verbale, per la ferocia o il sarcasmo dei toni e ancora per lo stile delle singole persone piuttosto che per le loro idee e i reali programmi politici. Fiction e vita reale si mescolano in un fantasmagorico calderone che non ci permette più di analizzare la realtà con occhio critico.

 

  • Perché non solo ci tocca vedere oscenità incredibili senza che nessuno ci spieghi cosa succede in Darfur, (dopo il programma "Le Iene" tutti ridono ma pochi sono andati ad Informarsi veramente), piuttosto che parlarci di fonti di energia rinnovabili, delle leggi che vengono fatte in parlamento, magari confrontandole con quelle europee;  non solo dunque perché ci dobbiamo subire un  telegiornale spazzatura, ma anche perché spacciano come notizia la pubblicità... "Mancano pochi giorni all'inizio della settima edizione del Grande Fratello sulle reti mediaset....e per chi ha il digitale terrestre il GF7 24 h su 24". "Parte stasera il nuovo programma di Enrico Papi...su Italia 1" e così via.

Ora, va bene il concetto di "impresa mediale" o quello di "industria culturale" ma il codice dei giornalisti vieta espressamente di fare pubblicità...e l'ordine dei giornalisti cosa fa dorme??? Se dobbiamo sopportare un' istituzione ereditata dal fascismo, con fortissime barriere all'entrata, unica roccaforte europea di un potere corporativo-gerontocratico-clientelare, che almeno svolga la sua funzione di sommo garante della qualità etica degli iscritti al suo "fondamentale" albo.

Ora stiamo lasciando che il sistema informativo educhi le nuove generazioni a non pensare, semplicemente ad eccitarsi grazie ad un informazione di tipo emozionale che sfiora le nostre capacità recettive meramente a livello epidermico-sensoriale (infotainment = in inglese mix di informazione- intrattenimento; io preferisco la traduzione italiana: infottenimento...rende più l'idea). Così però non si creano gli strumenti per un analisi critica della realtà, ma si portano a nascere milioni di narcisi che affogheranno nello specchio d'acqua del proprio autocompiacimento e di quello di una società tutta lustrini, paiettes e horror-news. In questo modo si finisce a galleggiare in una cultura del presente che perde di vista l'analisi del passato e la tensione progettuale verso il futuro. Fra poco non saremo più capaci di fare politica con la P maiuscola e di appassionarci veramente a quello che i greci chiamavano il bios politikon, gli affari pubblici che riguardano tutti, i modi migliori di organizzare la nostra vita insieme. Se non ribaltiamo la situazione saremo sempre più alla mercé di decisioni antidemocratiche prese da un unico centro di potere "oscuro", neototalitario per l'appunto. (si noti che secondo dati Censis del 98 l'85% degli italiani guarda regolarmente i TG e per il 60% è l'unico mezzo di informazione)

Da una parte è importante dunque che il giornalista recuperi la propria centralità di interprete e di educatore nei processi di informazione, oltre che la consapevolezza dell'importanza del suo ruolo nel creare un certo "sentire pubblico"; spronando inoltre le persone all'azione civica, al riflettere più criticamente sui fenomeni che ci circondano (ma per far questo servirebbe ripensare le modalità di formazione dei giornalisti ristrutturando in toto il sistema scolastico e universitario). Dall'altra parte anche noi possiamo fare la nostra parte boicottando questo genere di telegiornali: non guardiamoli più, e convinciamo anche le persone che conosciamo a seguire il nostro esempio...oppure cominciamo dall'inviare qualche insulto all'email della redazione (mi raccomando insulti garbati e senza parolacce...non mettiamoci sullo stesso piano) : studioaperto@mediaset.it.

Ricordiamoci che contro ben più tenaci totalitarismi un tempo siamo riusciti ad organizzare un'efficace Resistenza.

                                                                                                                                                                      Mattia

 

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