Parliamo di futuro concreto, parliamo del sistema scolastico italiano, sempre se ci si ricorda che in Italia esiste una scuola, perché dai media sembra che l'argomento sia tabù, ah, dimentico forse sono troppo indaffarati a misurare le variazioni di seni e sederi delle bellone, che poi magari si beccano pure la laurea hormonis causa, ops honoris causa.
Abbasso Croce, Gentile e la Moratti!.
Scusate qualche sfogo qua e la, ma vi giuro che mi sto trattenendo. In Italia la tortura inizia a tre anni e continua....
- scuola materna (alcuni pupilli già rodati all'asilo nido).
Ognuno di noi ha traumi di vario tipo, dall'obbligo a fagocitare minestre dall'odore di pneumatico abbrustolito, alla crisi di nervi causata dall'attività del punteggiare cartoncini colorati sino al compagno da accudire con una costante diarrea o caccola perenne. Vabbè, tutti si resiste all'ameno ambiente pseudo-materno della scuola dell'infanzia, così denominata da qualche anno. Mi permetto di aggiungere un commento personale, avendo lavorato per un anno in una di queste scuole: se sono dell'infanzia, lasciamo un po' più di libertà, senza naturalmente sottovalutare ordine e disciplina, ma vediamo di non rendere difficile la vita di questi piccoli pulcini spelacchiati (e futuri polli di macello?), lasciamoli un po' più liberi di esprimersi, rinnoviamo la didattica con maggior attività all'aria aperta, attività motoria ed espressione corporea, insegnanti madre lingua e non sottovalutiamo il riposo, ne avranno di stress da accumulare..
- scuola primaria (elementari).
I piccoli pulcini entusiasti e spesso annoiati (soprattutto le bambine) dalle ripetitive attività della scuola materna continuano il loro cammino sulla catena di montaggio scolastica. Tempo pieno o modulo? Risposta: non cambia molto in sostanza e genitori potete pure scordarvi fine settimana senza compiti, o il sabato o la domenica vi tocca. (Vi risparmio le crisi familiari e problemi vari causati dai compiti del week-end). Mi chiedo ma se passano 6 ore al giorno a scuola il lavoro di casa dovrebbe essere di completamento, revisione e memorizzazione di ciò fatto in classe. Purtroppo nella maggior parte dei casi non è così. Non parliamo poi degli zainetti che questi poveri pollastri trasportano ogni giorno nel tragitto casa -scuola e scuola- casa e dei relativi problemi di postura connessi. Per quanto riguarda la didattica il troppo stroppia! I pollastri dai primi anni di scuola vengono sottoposti ad un marasma di discipline, molte delle quali implicano una facoltà mentale ad astrarre che non tutti hanno acquisita a tale stadio "evolutivo".
Matematica, italiano, educazione fisica, musica lingue straniere ed educazione all'immagine, queste dovrebbero essere le discipline insegnate al primo anno di scuola. (Non mi esprimo sull' insegnamento della religione, che ritengo inutile, ma questa è un'altra faccenda). Sulle modalità didattiche e professionalità degli insegnanti, questa è tutta questione di fortuna. Vorrei soffermarmi sull'insegnamento della storia e delle scienze, non ho molta voce in capitolo se non quella di aver frequentato una scuola elementare e di avere attualmente un fratello in quarta elementare. La storia viene insegnata a scaglioni e con molte ripetizioni nei programmi durante i cicli scolastici, per quanto riguarda le scienze, non vengono suddivise in ambiti ma si fa di tutto un calderone e i programmi, almeno ai miei tempi erano a discrezione del docente (Anche qui vi risparmio il calvario di tre anni di scuole medie in cui scienze significava flora e fauna caratteristica del Trentino Alto Adige, penso di saperne di più di una guardia forestale, ne sono contenta, ma il resto delle scienze per me è nell'iperuranio).
In relazione alle lingue straniere esiste una bellissima parolina che onomatopeicamente richiama al suono del campanello delle fate: CLIL. In soldini si tratta dell'insegnamento di materie specifiche in lingua straniera, è già stato testato nel nord Europa e pian pianino sta prendendo piede in Italia, ma naturalmente trova gli ostacoli di molte istituzioni scolastiche ed insegnanti vecchio stampo e tradizionaliste del "ameno"idealismo crociano, forse la maggior causa della decadenza odierna del sistema scolastico italiano.
- scuola secondaria ( medie e superiori)
I nostri pulcini sono ormai pollastrelli in carne e in apparenza si sentono già uomini duri e donne vissute (notate l'abbigliamento, il modo di fare e parlare degli odierni scolaretti delle medie e confrontatelo con quello di 10 anni fa, un abisso incolmabile, colpa della TV?..., non mi dilungo ma invito a riflettere sulle quattordicenni col tanga a vista, bullismo and Co. Poi mi chiedo, i nostri genitori hanno lottato per non dover più indossare la divisa scolastica poiché limitante del loro modo di esprimersi, ma date un occhiata ai ragazzi delle medie di oggi, non vi sembrano tutti uguali?!, che non abbiano forse nulla da esprimere se non i centinaia di euro in abbigliamento che indossano?. Poveri Ssissini (i docenti che escono dalle Ssis) freschi freschi che devono insegnare in queste classi di polletti da macello. Meglio la didattica alla Hitler edulcorato o alla Madre Teresa? Io opterei per la prima, ma non ne sono capace nella pratica.
Per quanto concerne la scuola superiore tornerei a riflettere sulla questione: è meglio la quantità o la qualità?. Concordo sul fatto che a 14 anni è difficile intraprendere una scelta scolastica, ma tuttavia non implica la deviazione definitiva del proprio futuro, l'importante è focalizzare prima di tutto se si prova piacere nello studio, se si ha veramente voglia di studiare e in quali ambiti si è maggiormente portati. Saper scegliere è caratteristica peculiare del raggiungimento di uno stato di maturità, non mi vengano a dire che nemmeno a 16 anni si è in grado di scegliere la via per il proprio futuro, se davvero è così allora ecco che ci saranno sempre i trentenni bambini attaccati al capezzolo materno.
Prendiamo spunto dal sistema di ripartizione didattica inglese e del Nord Europa. A mio parere il sistema andrebbe rivisto ponendo uno o due anni comuni a tutti gli indirizzi e poi un triennio di specializzazione, ma che sia veramente specializzazione, non 12 materie, alcune delle quali vengono svolte per un anno e poi abbandonate e la maggior parte di esse non ha a che fare con la specializzazione che si vuole intraprendere.
Per la trattazione critica del sistema universitario italiano rimando a data da destinarsi.
Spero di ricevere commenti all'articolo-sfogo.
Elena