Wednesday, December 19, 2007

Ecco i Vincitori del Concorso di Poesia!!!

Primo premio

Nell’atono vento

Di Bianca Candiano da Acicastello (Catania)

Secondo premio

Destinazione

Di Valentina Incardina da Cerendero (Alessandria)

Terzo premio

Tracce diroccate

Di Alessandro Lattarulo da Bari

Quarto premio

230607

Di Valentina Burchiati da Siena

Quinto premio

Barconi

Di Christian Scatamacchia da Omegna (Verbania)

Sesto premio

Negli occhi del passato

Di Mario Passerini da Anagni (Frosinone)

Settimo premio

Zoo umano - La pendolare

Di Emilio Manfrini da Volano (TN)

Ottavo premio

Taglio

Di Michele Martini da Rovereto (TN)

Nono premio

Attimi

Di Monica Schiaffini da Sestri Levante (Genova)

Decimo premio

La Torre

Di Marco Pavoni da Pescara

Attestato di merito

Alle classi 5°A e 5°B

della Scuola Elementare di Tiarno di Sopra (TN)

Diploma alla memoria

Di Anna Chizzola di Arco (TN)

Ci scusiamo per il ritardo con cui sono stati pubblicati i nomi dei vincitori ma ci sono stati alcuni problemi con il server. Vi informiamo inoltre che a breve verranno pubblicate le prime tre poesie vincitrici. Grazie a tutti per la partecipacizione e all’anno prossimo!!

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Sunday, October 28, 2007

Omaggio a Mario Monicelli

 

Omaggiocinema è una manifestazione organizzata per la prima volta nel novembre 2005, agli esordi della nostra associazione, con un evento tutto dedicato a Pier Paolo Pasolini a trent’anni dalla sua scomparsa. L’anno scorso, invece, sempre il mese di novembre ha ospitato ad Arco un’altra ricorrenza: un omaggio al regista polacco Krzystof Kieslowski. In quest’ultima occasione abbiamo proiettato film ma anche tenuto degli interessanti ncontri, e per finale uno splendido concerto de il Verso Libero nsemble, un gruppo di musica contemporanea nato in seme all’associazione e creato proprio per questo evento. Alla chiesa di Bolognano d’Arco l’ensemble ha eseguito Requiem for my friend di Zbigniew Preisner, scritto proprio per la morte del regista polacco.

Il 2007 è la volta di un uomo che ha fatto la storia del nostro cinema, la storia della commedia italiana: Mario Monicelli.

Con i suoi 92 anni riesce a donare arte in modo energico ed unico, sa ancora farci riflettere e farci sorridere; si pensi al suo ultimo film Le rose del deserto. Ci sembrava dunque più che dovuto rendere omaggio ad un grande regista, ad uno dei padri del bel cinema europeo. In questa manifestazione non ci sono solo proiezioni, ma anche dibattiti, voglia di ritrovarsi e commentare il lavoro di Monicelli in questi settant’anni e più di cinema.

E al termine un travolgente lavoro teatrale del Teatro Instabile di Meano tratto dal film L’armata Brancaleone che si terrà il 23 novembre alle 20.30 presso il  Teatro Parrocchiale di Dro. Non mancate!!

Ecco il calendario degli appuntamenti del cineforum: tutti all’Auditorium di Palazzo Panni:

Martedì 6 novembre - ore 20.30

INAUGURAZIONE FESTIVAL

MONICELLI: STORIE DI ITALIANI

di e con GIANLUIGI BOZZA critico cinematografico

Interverranno:

RUGGERO MORANDI
Assessore alla Cultura del Comune di Arco
MASSIMILIANO FLORIANI
Presidente del “Verso Libero”

 


Giovedì 8 novembre - ore 20.30
LA GRANDE GUERRA (1959)
Con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Silvana Mangano.

Durante la grande guerra, dopo aver tentato di imboscarsi
il romano Oreste Iacovacci e il milanese Giovanni Busacca finiscono al fronte dove cercano di evitare i pericoli del conflitto. Ma quando saranno catturati dagli austriaci sapranno morire con dignità, anche se le ultime parole di Iacovacci sono: “non voglio morire… sono un vigliacco”.
Genere: Commedia, Dramma, Guerra
Durata: 135 min

Nazionalità: Italia / Francia

Domenica 11 novembre - ore 20.30
AMICI MIEI (1975)
Con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret Duilio Del Prete, Adolfo Celi.

Un gruppo di amici, Necchi (proprietario di un bar), Perozzi
(giornlista), Melandri (un architetto) e Mascetti (un nobile decaduto) vivono a Firenze. Sono amici fin da quando erano ragazzi e ogni momento libero viene occupato organizzando scherzi terribili e dispetti a chiunque gli capiti a tiro, amici o ignari cittadini. Per questi quattro vitelloni cinquantenni, che poi diventano cinque, il Sassaroli (famoso dottore) il motore di queste “zingarate” è il tentativo di esorcizzare la vecchiaia e la morte, che però colpirà il Perozzi.
Genere: Commedia                           
Durata: 140 min

Nazionalità: Italia

Martedì 13 novembre - ore 20.30
Intervento del critico cinematografico Gianluigi Bozza
UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO (1977)
Con Alberto Sordi, Shelley Winters, Vincenzo Crocitti.

Giovanni Vivaldi, modesto impiegato ministeriale vicino alla
pensione, con fatica ha tirato su il figlio Mario e ora, vorrebbe che il suo diploma gli spalancasse le porte del ministero in cui lavora. Conoscendo la difficoltà di essere uno dei 600 vincitori tra i 30.000 concorrenti, il Vivaldi, in disappunto con la moglie Amalia, si iscrive alla loggia massonica cui appartiene il suo superiore. L’accorgimento gli fa superare l’esame scritto, ma proprio quel giorno il giovane viene ucciso da un rapinatore sotto gli occhi del padre. La moglie resta paralizzata per il dolore; Giovanni individuato il giovane assassino, anziché denunciarlo, lo fa prigioniero; lo sevizia e lo uccide.
Genere: Dramma
Durata: 118 min
Nazionalità: Italia

 

Domenica 18 novembre - ore 20.30
IL MARCHESE DEL GRILLO (1981)
Con Alberto Sordi, Caroline Berg, Paolo Stoppa.

Roma ai tempi di Pio VII e della Rivoluzione francese: il,
nobile Onofrio del Grillo, Marchese e Duca di Bracciano, cameriere segreto del Papa, combina ogni sorta di scherzi per trovarsi un’occupazione, aggrappandosi ogni volta ai suoi privilegi. Premio alla regia al Festival di Berlino; secondo per incassi nel 1981-1982 , tra Innamorato pazzo e Il tempo delle mele.
Genere: Commedia
Durata: 135 min
Nazionalità: Italia / Francia

 

Martedì 20 novembre - ore 20.30
LE ROSE DEL DESERTO (2006)
Con Michele Placido, Alessandro Haber, Giorgio Pasotti.

Tratto liberamente dal romanzo-diario di Mario Tobino e dalle
beffarde “rose del ventennio” di Fusco, il film si svolge nel 1940 e racconta le disavventure di un gruppo di medicisoldati spediti in Libia, accanto ai camerati tedeschi durante il conflitto mondiale. Questo drappello di antieroi attende di stravincere e tornare finalmente in patria. Ma come militari sono imbranati ed inesperti, nel campo regna il caos el’improvvisazione; le cose vanno meglio quando aiutano i locali e si trasformano in una specie di missione umanitaria. Il nemico sembra non apparire mai finché la guerra vera non arriva sul posto e li travolge tutti.
Genere: Commedia, Guerra
Durata: 102 min
Nazionalità: Italia

Venerdì 23 novembre - ore 20.30

L’ARMATA BRANCALEONE

Teatro Parrocchiale - Dro

 

Con linguaggio estraneo ai tradizionalismi il T.I.M. si cimenta con questo testo, reso famoso dal film che lo ha consacrato, con lo stesso spirito con cui affronta la vita. La scena è solo un’altra stanza dove muoversi provando a decifrare senza definire nulla, l’umana esistenza con tutte le sue vicissitudini et financo perigliose magie del volger di tempi e stagioni. Ci auguriamo che questo lavoro riesca a sgretolare la famosa quarta parete che divide pubblico da attori, in cotal guisa da divenir un’unica stanza per chiunque.

Coerente a se stesso come Brancaleone “allo sbaraglio”, il T.I.M. affronta ancora una volta un tema comune in maniera insolita e originale: il dramma di vivere senza troppi drammi, la commedia dell’essere senza tante commedie.

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Saturday, August 18, 2007

Concorso Nazionale di Poesia “F.Monti” - II ed.


L’associazione culturale “il Verso Libero” con il patrocinio del comune di Arco (TN) indice la seconda edizione del concorso nazionale giovanile di poesia intitolato alla memoria del prof. Francesco Monti.

Il premio esordisce nell’autunno 2006 ed ottiene già dal primo anno un considerevole successo, considerate le numerose partecipazioni registrate da tutta Italia.

Si distingue per un’impronta prettamente giovanile determinata in parte dal limite di 35 anni imposto ai partecipanti ma anche ai criteri di giudizio a cui gli elaborati vengono sottoposti: originalità, novità, creatività, freschezza sono forse tra le qualità più valorizzate.

Il concorso pertanto nasce dal desiderio di promuovere quest’ultime tra i giovani nonché dalla necessità di invogliare la costante coltivazione dei “versi liberi” che appartengono al vissuto di ciascuno, in piena coerenza, tra l’altro, con l’esempio trasmessoci dal noto professore arcense da cui il premio prende nome.


REGOLAMENTO

Il concorso è aperto a tutti gli scrittori e le scrittrici che non superino i 35 anni di età.

Le opere presentate non dovranno rispettare alcun vincolo di stile, formato o lunghezza, ma dovranno essere in lingua italiana. Il tema è libero.

Le autrici e gli autori dovranno far pervenire in busta chiusa un massimo di tre poesie inedite, ciascuna in nove copie, allegando una scheda con nome, cognome, indirizzo, data di nascita, e-mail e numero di telefono.

La quota d’iscrizione è di 10€. Il versamento dovrà essere effettuato tramite conto corrente postale n°73430217 intestato a “il Verso Libero – Associazione Culturale”, con causale “Concorso Nazionale di Poesia 2007”. La ricevuta dell’avvenuto pagamento dovrà essere allegata alle poesie.

Il plico postale contenente le copie delle poesie, la scheda d’iscrizione e la ricevuta del pagamento dovrà essere spedito al seguente indirizzo:

Stefania Comai – Segreteria del Concorso Nazionale di Poesia F. Monti 2007 – Via S. Marcello 1/N – 38062 ARCO (TN)

 

 

Il limite di consegna è fissato inderogabilmente per il 31 ottobre 2007 (farà fede la data del timbro postale).

RISULTATI

 

Saranno comunicati entro il mese di dicembre 2007 sul blog dell’associazione: www.ilversolibero.blog.com

Gli autori delle dieci migliori opere saranno inoltre contattati via e-mail, o via posta prioritaria, o per telefono.

La premiazione avverrà nel mese di dicembre 2007 ad Arco, nello splendido Palazzo dei Panni.

 

PREMI

 

Una giuria di esperti, il cui giudizio è insindacabile, valuterà le opere presentate. Le dieci migliori opere verranno premiate e lette il giorno della premiazione.

Primo premio € 500

Secondo premio € 200

Terzo premio € 100

Dal quarto al decimo posto verranno consegnati diplomi di merito.

Per ulteriori informazioni: ilversolibero@yahoo.it


 

Clikka sul logo per scaricare la locandina del concorso con la scheda d’iscrizione.

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Sunday, July 1, 2007

Vota l’Arte Estate 2007

 

 

VOTA L’ARTE 2007

III Edizione

L’ARTE GIOVANE                                    

18/07 - 15/07 Roberto Pernici

18/07 - 15/07 Alessio Formisano

18/07 - 22/07 David Morandi

18/07 - 22/07 Manuel Bombardelli

25/07 - 29/07 Flavia Chincarini

25/07 - 29/07 Paola Andeolli

25/07 - 29/07 Maria Lorenzini

MOSTRE PERSONALI                 

01/08 - 05/08  Carla Sega

08/08 - 12/08 Rosario Fontanella

15/08 - 19/08 Annamaria Gaio

22/08 - 26/08 Pierluigi Dalmaso

29/08 - 02/09 Franco Chiarani

L’ARTE DEL LABORATORIO SOCIALE                                

05/09 - 09/09 Esposizioni a cura del Laboratorio Sociale di Arco

L’ARTE DEL LABORATORIO STABILE

12/09 - 16/09 Esposizioni a cura del Laboratorio Stabile di Disegno Artistico de “il Verso Libero

DOVE                           QUANDO                          ORARI                                  CHIUSURA           

Frantoio di Vignole         Dal 11/07 al 16/09       Da mercoledì a domenica         Lunedì e martedì

(Arco - TN)                                                          Dalle 17 alle 21

 

INAUGURAZIONE                                     INGRESSO LIBERO

Sabato 21 luglio - ore 20.30

 

LABORATORIO STABILE DI DISEGNO ARTISTICO

Per informazioni riguardo ai corsi di disegno chiamare al 347.0814523

 

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Thursday, May 31, 2007

  

 

 

 

                        L’associazione culturale il Verso Libero, in collaborazione con Assocentro e con il patrocinio del Comune di Arco, presenta: ARCO SOTTO LE STELLE, una rassegna di appuntamenti che, tra concerti, interviste, performance poetiche e musicali, intende dare spazio a momenti di incontro e compartecipazione all’insegna dell’intrattenimento, dello svago ma anche della riflessione e del confronto. Spazio che avrà modo di aprirsi tra le vie, le piazze e le corti del centro storico di Arco il venerdì sera per tutto il corso dell’estate 2007.

Il calendario della manifestazione si presenta distinto in due tipologie di incontri che di settimana in settimana si alterneranno. Da una parte la musica non può che essere indiscussa protagonista: sul palco base allestito in piazza 3 novembre a partire dalle ore 21:30 si esibiranno gruppi del calibro di Samle, O’Ciucciariello, unòrsominòre, Elisa AmistadiLa guerrigliera, Il generale inverno. Ciascuna band saprà proporsi nella peculiarità del proprio sound e dell’atmosfera che questo di natura genera per un totale di sei serate concerto che spazieranno dai generi folk-metal-rock al rock sperimentale-alternativo, a sonorità indie o ancora acustico-melodiche. Ciascun concerto sarà preceduto dall’esibizione di gruppi spalla della zona, dislocati a partire dalle ore 20:45 in Via Vergolano e Via G. Segantini.

Alla musica si alterneranno i caffè letterari: incontri ed interviste con personaggi di rilievo nel panorama culturale italiano, quali Lucrezia Lerro autrice rivelazione di Certi giorni sono felice che presenterà il suo ultimo romanzo, Enrico Franceschini corrispondente da Londra per il quotidiano la Repubblica, il fondatore della Comunità S. Benedetto di Genova don Andrea Gallo, il compositore minimalista Pierluigi Vasapolli, il filosofo Manlio Sgalambro; ma anche performance poetico-musicali e letture a tema a cura di Teatro per caso e I lettori della Chimera, oltre ad un incontro con l’Associazione Amref che presenterà un nuovo video. Come scenario a tali appuntamenti si apriranno le piazze, le vie e le corti di Arco che per l’occasione si trasfigura ed allo spazio del vivere quotidiano propone di associare e sovrapporre, anche solo temporaneamente, il luogo dell’ascolto, della riflessione e della conoscenza.

Klikkate sui link in arancione per saperne di più!!

Caffè Letterari

15 giugno 2007

Ore 18:00, Santuario delle Grazie

Teatro per Caso presenta

Spostamento minimo

Performance poeticomusicale

di e con Pinuccia Gelosa (musica e piano)

e Sara Maino (voce e poesie)

Regia di Rosamaria Maino

Presentazione a cura del prof. PierAngelo Sequeri

29 giugno 2007

Ore 21:00, Corte di Palazzo del Municipio

Incontro con Lucrezia Lerro

Intervista e confronto

Presentazione del libro Il rimedio perfetto

 

13 luglio 2007

Ore 17:00, Auditorium di Palazzo dei Panni  

Gabriella Guido Responsabile AMREF produzione video e il regista Giulio Manfredonia presentano

50 Anni di AMREF con l’Africa - Presentazione del dvd “Sono Stato Nero Pure Io”

Ore 21:00, Piazza delle Canoniche

I lettori della Chimera presentano

Nord Sud Est Ovest

Letteratura di viaggio - Letteratura stanziale

 

Data da Definire 

Ore 17:00, Auditorium di Palazzo dei Panni

Incontro con Enrico Franceschini

Intervista e confronto con l’inviato di Repubblica a Londra

Presentazione del libro Avevo vent’anni

3 agosto 2007

Ore 21:00, Piazza S. Giuseppe

Incontro con Don Andrea Gallo

Intervista e confronto

 

 

17 agosto 2007

Ore 21:00, Corte di Palazzo Marchetti - S. Pietro

Incontro con Pierluigi Vasapolli

Concerto minimalista per pianoforte solo

Presentazione dell’album Racconti sonori

17 settembre 2007

Ore 21:00, Piazza S. Giuseppe

Incontro con Manlio Sgalambro

Intervista e confronto

Presentazione del libro La conoscenza del peggio

 

 

Concerti

 

22 giugno 2007

Ore 20:45, Via G. Segantini              Via Vergolano

Radiobanna                                      Sopra Sisma

Ore 21:30, Piazza 3 Novembre

Samle

7 luglio 2007

Ore 20:45, Via G. Segantini                 Via Vergolano

Guanàbana                                     Tutu Zucchelli

Ore 21:30, Piazza 3 Novembre

O’Ciucciariello

20 luglio 2007

Ore 20:45,Via G. Segantini                Via Vergolano Philosophy of watermelon                  Next Point

Ore 21:30, Piazza 3 Novembre

unòrsominòre

10 agosto 2007

Ore 20:45, Via G. Segantini                Via Vergolano

 Porno Tax                                             BangBass

Ore 21:30, Piazza 3 Novembre

Elisa Amistadi

 

24 agosto 2007

Ore 20:45, Via G. Segantini                Via Vergolano

The bank robber             Paradise underground

Ore 21:30, Piazza 3 Novembre

La guerrigliera Trip Band

 

15 settembre 2007

Ore 20:45, Via G. Segantini                Via Vergolano

Huck                                                           Apnea

Ore 21:30, Piazza 3 Novembre

Il generale inverno

 

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SOSTA OBBLIGATA LUNGO VIA PRECARIATO

 

                         

Vorrei attirare l’attenzione su una questione che in Italia rimane sempre ai margini delle discussioni “che contano”: il sistema universitario. Dopo la riforma Moratti, alla maggior parte dei corsi di laurea si è aggiunto un anno per far funzionare l’inutile meccanismo del tre più due. Dopo i primi tre anni di percorso universitario, si consegue la laurea breve con la stesura e discussione di una tesi finale e lo svolgimento, se richiesto di un’attività di tirocinio. Per quanto riguarda le facoltà umanistiche ci si fa ben poco con questo titolo triennale e l’accesso al mondo del lavoro non sarà certo agevolato dall’attività di tirocinio presso enti pubblici o privati, con i quali, per la maggior parte delle volte, è lo studente stesso e non l’università a dover concordare l’attività di stage. Lo studente, volendo o nolendo, è dunque spinto a proseguire il percorso formativo di studio, per essere così parcheggiato un anno in più rispetto al passato nella zona “pre-precariato”, che ormai risulta essere l’unico orizzonte occupazionale.

Per quanto riguarda l’aspetto formativo dell’università italiana, funziona anche qui, come nella scuola primaria, la formula più quantità e meno qualità. Gli ordinamenti didattici delle facoltà umanistiche propongono una marea di esami complementari, che, se nel percorso di laurea triennale sono ancora giustificabili allo scopo di fornire un’ infarinatura generale nell’ambito umanistico, risultano tuttavia superflui ed in sovraccarico nel percorso di laurea specialistica, la quale, per nomenclatura stessa, dovrebbe portare ad un’incanalatura settoriale delle discipline prescelte dallo studente per consentirgli appunto una specializzazione in un ambito del sapere.

Tornando al principio più quantità e meno qualità, vorrei permettermi una similitudine, che, a mio parere, esprime la struttura profonda del sistema universitario nazionale: andare all’università è come andare al mercato, la mercificazione in termini economicistici è giunta anche alle più alte cattedre del sapere filosofico-umanistico. Si parla di crediti formativi (CFU), in sostanza ad ogni esame viene attribuito un determinato numero di crediti in base alla sua tipologia. I crediti guadagnati vanno poi sommati ad altri crediti che concorrono in toto a completare la raccolta punti individuale, che nel sistema scolastico nazionale, inizia sin dalla scuola primaria e sfocia poi nel mondo del lavoro (in regalo però non ci sono ne televisori ne soggiorni in località balneari, la raccolta sembra essere infinita).

Per quanto riguarda la didattica l’unità di misura delle competenze e conoscenze dello studente è quindi il credito, che lo studente ha sudato e che di certo non è stata la didattica ad agevolarlo nell’impresa. La mole e dunque la pesantezza di un esame universitario è determinata, oltre dalla difficoltà intrinseca dell’esame stesso, anche, in termini materialistici, dalla mole della bibliografia da preparare (ma si sa che nella vita la fortuna ovvero fattore C… ha un grosso peso).In questo caso è tutto a discrezione del docente, il quale stabilisce, senza ch’io sappia alcun vincolo, la quantità dei testi da studiare.( Sulla qualità non mi soffermo, tutti noi abbiamo studiato testi ormai arcaici, fantasiosi copia incolla per non parlare di citazioni errate e sgrammaticate, la questione prezzi dei libri di testo universitari è poi tutta un’altra storia ancora).

A mio parere anche i docenti risentono negativamente della riforma morattiana. Il loro insegnamento ed i programmi sono stati frazionati in moduli di 20 o 30 ore di lezione, seguendo il modello americano, e di conseguenza si sono limitate conoscenze e competenze degli studenti, i quali si trovano in mano un sapere frammentario, pezzi di puzzle della conoscenza che non sapranno mai mettere insieme ed avere dunque una visione globale nella loro mente. In ambito letterario i moduli sono spesso monografici, cioè si analizzano alcune opere di un autore ed il contesto viene lasciato ai margini, nemmeno i tanti esami complementari sapranno ricucire la cornice contestuale, poiché vi è una profonda mancanza di interdisciplinarità e sinergia dei programmi di studio. Un altro aspetto che vorrei sottolineare  e che nutre ulteriormente la mia tesi è la totale impossibilità dello studente di personalizzare il suo percorso e la sua attività di studio e formazione. La sua unica libertà consta nella scelta di 6 o 7 esami nel percorso quinquennale inseriti però in una specifica lista e stabiliti dalle spesso limitate offerte formative degli atenei, che da buoni commercianti, cercano di attirare con esotiche chimere futuri acquirenti al loro banchetto (l’università sta divenendo sempre più un grosso business).

Oltre al sistema d’insegnamento-apprendimento a moduli, dal sistema anglosassone abbiamo assorbito la modalità della lezione seminariale. Purtroppo, come spesso in tutte le cose, l’idea parte positiva, ma la sua applicazione pratica lascia a desiderare. Ecco dunque che queste lezioni si traducono in monologhi preparati dallo studente dopo la lettura di materiale bibliografico apposito, davanti al docente e ai colleghi studenti, i quali, per motivi di tempo, non riescono a sviluppare uno scambio ed un confronto dialogico che dovrebbe essere caratteristica fondamentale della struttura didattica seminariale. L’aspetto dialogico-comunicativo viene a mancare anche laddove sarebbe condizione fondamentale, mi riferisco all’apprendimento delle lingue straniere. La didattica e le modalità d’insegnamento sono spesso arretrate e mancano apposite strutture e materiali(laboratori linguistici, materiale audiovisivo, accesso ad Internet per la consultazione di risorse linguistiche ondine). A mio parere gli studenti di lingue dovrebbero essere maggiormente incentivati a svolgere soggiorni di studio e ricerca all’estero rispetto ai loro colleghi, poiché solo sul campo è possibile acquisire fluidità ed arricchimento lessicale in un ambito in continua evoluzione come la lingua. Alle conoscenze frammentarie dello studente si aggiungono poi tutti i cavilli burocratici che la riforma, con il tre più due, ha moltiplicato.

Tornando alla fantasiosa similitudine del mercato, le università sono paragonabili a tante bancarelle, ove la merce in questione si misura in CFU e settori scientifico disciplinari, cioè nomenclature sintetiche delle discipline previste dagli ordinamenti. Data l’autonomia concessa alle università, ognuna, pur nei limiti ministeriali, fornisce allo studente-acquirente determinati percorsi, questo accade sopratutto per le lauree specialistiche. Attenzione però, lo studente che, dopo il conseguimento della laurea triennale, decide ci iscriversi ad una laurea specialistica in diversa sede rispetto alla precedente, deve valutare minuziosamente la sua carriera di studi  i requisiti d’accesso a tale corso di laurea specialistica. In soldini (tanto per rimanere in ambito economico), lo studente deve controllare il proprio piano di studi e verificare se esso sia idoneo ad accedere alla laurea specialistica senza debiti, in tal caso deve integrare con esami aggiuntivi il suo piano carriera. Questo sistema di indebitamento accade paradossalmente anche passando da una triennale in lingue moderne ad una specialistica sempre in lingue in altra sede.

Ecco a voi l’ulteriore business delle valutazioni di carriera, esistono infatti appositi uffici col compito di valutare i suddetti debiti e crediti ed informare in tempi brevi, previo pagamento, o in tempi lunghi, magari a pochi giorno dalla laurea magistrale, il resoconto debiti-crediti dello studente nei confronti dell’ente universitario.

Noi studenti, oltre ad avere in mano il nostro bagaglio culturale frammentato e lacerato, passiamo ore a scervellarci a spostare pedine burocratiche, a mediare tra università e ministero per acquisire la nostra sudata laurea in cui però, a causa del sistema università mercato, è purtroppo solo la tara ad incidere sul peso lordo, in attesa poi di entrare nel circo dei cococo (dal suono onomatopeico forse più pollaio che circo) e del precariato.

 

Elena

 

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Conclusione sconclusionata su cinema e dintorni

 

 

Crisi. Innovazione. Ricerca della creatività.

Queste sono le principali frontiere cui il discorso cinematografico sta convogliando i maggiori sforzi di riflessione per capire dove sta portando la marea, quale corrente è meglio seguire per evitare l’estinzione, o nella migliore delle ipotesi la banalizzazione di forme e contenuti, o ancora come far sopravvivere le avanguardie di fronte alle mastodontiche pressioni esercitate dal mercato e dal dominio culturale delle opulente majors.

In soldoni la domanda è: quale futuro per il cinema contemporaneo?

Iniziamo ad addentrarci nell’argomento partendo da due ordini di considerazioni.

Primo, come afferma Gianni Canova, molti critici constatano una sostanziale crisi del cinema contemporaneo: più nello specifico ciò si esplicherebbe in una paralisi del linguaggio cinematografico ancorato da qualche decennio ad una sorta di sterile ripetersi, ad una stasi della forma e ad uno sostanziale immobilismo della prassi.

A ciò si aggiunga che una delle caratteristiche fondanti della nuova contemporaneità è l’ibridismo, inteso come estinzione della dialettica fra alto e basso, come affermazione di un “populismo estetico” e di un kitsch indifferenziato che condiziona, volenti o nolenti, anche i più smaliziati avanguardisti della “Gestalt” cinematografica .

In second’ordine, dal lato del contenuto, voglio invece azzardare una provocazione personale: tutto ciò che c’è da dire sulla realtà e sull’umanità è già stato grossomodo detto. Da una parte le emozioni e le storie umane, le vicende e gli intrecci esistenziali, dalle codificazioni dei grandi classici greci ad oggi, si sono tendenzialmente ripetute in un continuo eterno ritorno. Dall’altra inoltre, riprendendo in mano la secolare storia della letteratura, delle arti pittoriche e del cinema quale contenuto non è stato ancora toccato?  Sentimenti universali quali amore, odio, pietà, dolore, fanno parte della filigrana della biografia umana e milioni di autori si sono già succeduti affrontandoli nelle più diverse e sfaccettate tonalità. Se si vuole andare a snidare “il nuovo”, il “mai visto”, “l’irriconoscibile” lo si dovrà andare a cercare nelle rappresentazioni dei delicati dilemmi bioetici che sorgono di pari passo con lo sviluppo e le repentine accelerazioni delle scienze, oppure nelle camaleontiche implicazioni connesse al rapporto fra uomo e le nuove tecnologie, fra uomo e società (si pensi a problematiche “nuove” come la depressione o l’anoressia).

Se non in queste cose, lo si dovrà cercare in un cambiamento epocale di “filosofia”.

Quante volte abbiamo d’innanzi ad una nuova pellicola un’incredibile senso di de ja vù, che a stento riusciamo a non far condensare in senso del banale? Certo l’immedesimazione e l’aver dinnanzi topoi radicati in una secolare tradizione sono indispensabili per attirare il grande pubblico e far si che si possa pascere dell’ambrosia di celluloide. Viene a mancare però il genio creativo fondamentale per poter considerare una produzione umana come “arte”, appellativo che il grande cinema continua ad arrogarsi il diritto di usare. Al contrario se questo elemento viene a mancare ci troviamo di fronte a quella che la Scuola di Francoforte a giustamente apostrofato come “Industria Culturale”, come riempitivo culturale massificato e soggiogato dal Diktat degli imperativi economici.

Come ha argutamente indicato Gillo Dorfles nel secolo tecnologico si è assistito al definitivo scisma fra talento e genio. Tale distacco viene quindi a riflettersi nella pratica corrente quando vediamo esistere tutta una schiera di artisti-registi che pur possedendo qualità tecniche notevoli, risultano privi di un’autentica carica geniale.

Anche se siamo circondati da una miriade di registi preconfezionati e da pochi cineasti talentuosi, tuttavia il genio capace di creare ex-novo la realtà sembrerebbe scomparso.. o semplicemente non può più esistere visto che nulla di nuovo può essere pensato? Il genio creatore è dunque morto? La novelty cui David Hume attribuiva una grossa parte nella piacevolezza dell’opera è ormai bandita da ogni intento di rappresentazione visiva della realtà?

Qualcuno potrebbe obiettare che questo mio ragionamento si basa su una fallacia metodologica: il cinema non è arte, non deve essere confuso con video-art e derivati; la sua funzione è semplicemente quella di sostituirsi al romanzo, ovvero quella di raccontare storie…di emozionare, di riprendere la realtà così come è, senza inventarla.

Giusto. Ma se ci adagiamo su questa semplificazione il cinema d’avanguardia sarà destinato ad implodere per mancanza di stimoli, soffocato dallo strapotere-apatia dei trends culturali. Se vogliamo che il cinema torni a raccontare qualcosa di nuovo, a provocare quel meraviglioso effetto di straniamento, di jamais vu, di mai visto, ad avere ancora quell’aura di estasiante spaesamento, deve avere l’umiltà di ammettere di non potere creare nulla di nuovo, di non definirsi con fare smargiasso un’arte, e cercare di rintracciare la novità non nei contenuti ma nel modo di raccontare la vita e l’esistenza, di pensare le tecniche di ripresa della realtà; riflettendo  sullo sguardo da gettare sul mondo, sul modo di affrontare il montaggio, sulla sensibilità e la leggerezza con cui si dovrebbero palpeggiare le semplici trame della vita.

E’ lo sguardo per il cinema contemporaneo che deve essere innovatore, è nell’occhio la vera rivoluzione.

Un occhio che però si deve spogliare di un secolo di pregiudizi e inconsci schemi prefabbricati, di visioni aprioristiche e socialmente determinate, di migliaia di film e lezioni di stile: deve disimparare ad essere ciò che è e rapportarsi alla realtà in maniera infantile, cupido di tutte quelle domande che troneggiano nella mente dell’ignorante, del bimbo che ha resettato il suo cervello e si approccia al mondo da reo-dormiente. L’occhio odierno è troppo pesante, complicato e invischiato negli stereotipi per poter aprirsi alla leggerezza e alla delicatezza di una visione serena, tersa, finalmente genuina.

Il cinema deve dunque riappropriarsi della vita, diventare più reale, rifuggire dalle esasperate suddivisioni in generi e tornare ad essere neutro. La vita non è mai, nemmeno per un istante solo un giallo, un romanzo rosa, una sequenza struggentemente drammatica, un siparietto comico etc..manca nel cinema odierno qualcuno che restituisca alla narrazione la sua naturale complessità, il suo essere agro-dolce insieme, il recare in se una crisalide dalle infinite sfaccettature.

Quello che manca nel cinema contemporaneo è la vita. La sola che può restituire genialità e originalità ad un film. Dopo il neorealismo è sembrato sempre più difficile riuscire ad imbrigliare la complessità dell’esistenza nel succedersi dei fotogrammi e si è preferito ricorrere a semplificazioni, a riduzioni di genere sbrigative e in linea con gli imperativi di mercato (una merce “definibile” e categorizzabile, stereotipabile poteva infatti essere pubblicizzata in modo infinitamente più semplice ed economico attraverso le allora fiorenti ed efficaci tecniche di marketing prese in prestito dal mondo industriale).

Il genio creatore è dunque nella vita. Sta al regista umile e ingenuo dipingerla per quella che è, senza aggiunte, esasperazioni, spettacolarizzazioni, o riduzioni di alcuna sorta. Il grande regista del futuro dovrà essere un po’ più impressionista e sempre meno simbolista o surrealista.

Concludo con una considerazione lampo sul rapporto fra cinema e innovazione tecnologica. Nel cinema si sta avviando un processo di democratizzazione: grazie all’avvento della tecnologia digitale e a costi sempre più accettabili, chiunque con una telecamera ed un PC può improvvisarsi regista e creare il proprio film. Dal punto di vista della produzione attraverso software semplici da usare (come Pinnacle e Adobe Premier) la figura del regista si può fondere tranquillamente a quella del montatore audio-video (che un tempo doveva essere un tecnico altamente specializzato) con un risparmio incredibile di tempo e danaro.

Ma la vera rivoluzione è in atto da due anni a questa parte. Infatti con l’avvento di strumenti online quali You Tube e My Space e la loro esponenziale e incredibile espansione, ora sembra essersi risolto anche il problema più mastodontico da superare per i cineasti fai-da-te: la distribuzione su vasta scala. Chiunque infatti può ora pubblicare e far conoscere le proprie opere video in tutto il mondo, senza bisogno di intermediari o di far affidamento a specifiche case di distribuzione e soprattutto senza spendere un solo euro. E non sono mancati i casi di chi ha riscosso un tale successo di contatti su questi “portali di file-sharing” che in seguito è stato subito messo sotto contratto dalle principali industrie dell’intrattenimento. Presto i fondatori di Skype, inoltre, hanno intenzione di lanciare sul web una televisione di nicchia che raccolga proprio i più interessanti contributi del “nuovo cinema indipendente” creando un e-network d’avanguardia e di alta qualità.

Gli oligopoli della settima arte sono avvertiti. Le barriere all’accesso sembrano essere sempre più labili e permettere d’avvero l’avvento di quella e-democracy paventata da alcuni cyber-sociologi.

Come ci insegna però la storia di ogni nuovo mezzo di comunicazione, sta a noi ora alzare i livelli di guardia e non permettere una colonizzazione degli spazi liberi di espressione da parte di pochi gruppi economici dominanti.

La nuova filosofia del cinema di cui si è parlato, passa inevitabilmente anche attraverso ben più pragmatiche battaglie epocali per difendere il diritto alla libertà di espressione e all’utilizzo dei mezzi ad essa connessi. I nuovi media sono un buon trampolino di lancio; sta a noi vigilare sull’evoluzione e sul rispetto di quella che ancora per poco assomiglierà alla terra di nessuno su cui capitarono i padri pellegrini americani qualche secolo fa.  La lotta per i pezzi di terra più fertili è cominciata.

Mattia (ps..scusate per la lunghezza…ma uno sfogo è uno sfogo!)

 

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Friday, May 11, 2007

FORECAST o BROADCAST? FORSE MEGLIO PODCAST!!!

 

 

Da pochi anni a questa parte si è sviluppato il fenomeno dei podcast (personal option digital casting): delle registrazioni, per la maggiore di programmi radiofonici, scaricabili da internet gratuitamente ed ascoltabili in qualsiasi momento tramite l’uso del pc o di un lettore mp3.

Come in tutti i fenomeni di costume che riescono ad imporsi fino a fare tendenza, anche in questo campo si possono trovare cose in parte più valide di altre; io come membro dell’associazione vorrei proporvi d’andare e provare il podcast di Historycast, il primo podcast italiano interamente dedicato alla storia.

Il sito è gestito molto bene, graficamente lineare e la Storia è raccontata in maniera obbiettiva trattando argomenti interessanti.

Per il momento vanta una pubblicazione mensile e una raccolta di 12 puntate, con una media di 5.268 download per puntata.

Una caratteristica interessante, oltre alla possibilità di fermarsi e riflettere per 30 minuti su alcuni fatti-personaggi che hanno caratterizzato la nostra Storia, è anche l’opportunità d’ampliare le proprie coscienze grazie al sito che offre un’ottima scheda introduttiva, dei link per approfondire l’argomento, una ricca bibliografia e i tItoli delle colonne sonore in sottofondo.

Come ciliegina sulla torta c’è stori-usando una piccola pillola di storia collegata alla cronaca degli ultimi giorni.

L’ascolto di questo podcast è consigliato a tutti quelli che appezzano la storia e desiderano approfondire determinati argomenti, per gli scettici e chi non pensa che sia possibile narrare o discutere la storia in maniera obbiettiva consiglio l’episodio dalla terra alla luna, un racconto ben fatto che narra la vicenda della corsa allo spazio. L’episodio scorre fluido , riuscendo ad entrare nei particolari senz’essere né prolisso o scarno.

Il 10 maggio dovrebbe uscire la tredicesima puntata, che avrà come argomento la santa inquisizione, vi consiglio di segnarvela come data per non perdervi un nuovo episodio che di certo non deluderà le mie aspettative.

Manuel

 

 

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Friday, April 13, 2007

Io, GiOvAnE

  

 

5 film. 5 appuntamenti che ripercorreranno e si soffermeranno sulla condizione e sul sentire giovanile offrendo spunti di riflessione che partiranno proprio dalle intuizioni e dall’immediatezza del linguaggio cinematografico.

Giovani complessi, insicuri, disorientati, volubili e inafferrabili ma anche energici, istrionici e intraprendenti, per una rappresentazione a 360 gradi.  Un percorso di riflessione intergenerazionale che muoverà dagli anni ‘60 dei ragazzini “violati” di Sleepers per poi passare al turbolento e morboso rapporto di Zac con il Padre nel Crazy ambientato fra gli anni ‘70 e ‘80 fino a inabissarsi nel complesso e inestricabile “glommero” degli anni ‘90 epoca di mezzo e perciò instabile e senza punti di riferimento in cui si diramano le storie del caleidoscopico e incerto Walter di Tutti giù per terra e del truce Derek di American History X che come molti sfoga nell’ideologia estremista il proprio vuoto identitario. Situazioni temporalmente e spazialmente lontane ma universali, “totalitarie”  e ricorrenti ciclicamente nei principali “rituali di passaggio” del mondo giovanile: l’incontro con l’amore, il sesso, la scuola, la voglia di evasione, la droga, l’alcol, il distacco dai genitori e la ricerca di una “religione profana”.

Un percorso che culminerà con la rappresentazione provocatoria delle adolescenti smaliziate e perverse di Thirteen in uno scenario spiccatamente contemporaneo.

Dopo il successo ottenuto con i precedenti cineforum il Verso Libero insieme al centro di aggregazione giovanile a.gio e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Sociali di Arco propone dunque un programma che ha come target prevalente il mondo giovanile,  cercando così di sollecitare la discussione e il confronto su tematiche non sempre approfondite a dovere fra i banchi di scuola e le mura casa.

Per l’occasione saranno inoltre previsti  2 incontri con esperti di prevenzione al consumo di sostanze alcoliche e di informazione sull’Aids. Più nel dettaglio:

  • l’8 maggio alle 20.30 presso la sede dell’a.gio, Paolo Dellamaria della L.i.l.a di Trento presenterà la serata dal titolo : Aids: questo sconosciuto ci riguarda? 
  • Mentre il 15 maggio, stesso luogo e stessa ora,  Emilia Zampedri del Servizio alcologia di Riva del Garda proporrà un confronto discussione sul consumo di alcol e droga al di là della distinzione fra uso e abuso dal titolo Alcol e fumo: che dire?

Ecco invece il programma delle serate di proiezione che si terranno tutte a  Palazzo Panni con i link di approfondimento per ogni film: Vi aspettiamo numerosi. Non Mancate !!!!!    

 

c.r.a.z.y.

27 APRILE 2007 - ore 20.30

Regia di Jean-Marc Vallée - Canada, 2006

 

thirteen

3 MAGGIO 2007 - ore 20.30

Regia di Catherine Hardwicke - Usa, 2003

 

american history x  

11 MAGGIO 2007 - ore 20.30

Regia di Tony Kaye - Usa, 1998

 

tutti giu per terra

25 MAGGIO 2007 - ore 20.30

Regia di Davide Ferrario - Italia, 1997

 

sleepers

1 GIUGNO 2007 - ore 20.30

Regia di Barry Levinson - Usa, 1996

 

 

 

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Thursday, April 12, 2007

Insalata di pollo o pollo arrosto? L’esito dello studente nel sistema scolastico italiano

   

 

Parliamo di futuro concreto, parliamo del sistema scolastico italiano, sempre se ci si ricorda che in Italia esiste una scuola, perché dai media sembra che l’argomento sia  tabù, ah, dimentico forse sono troppo indaffarati a misurare le variazioni di seni e sederi delle bellone,  che poi magari si beccano pure la laurea hormonis causa, ops honoris causa.

Abbasso Croce, Gentile e la Moratti!.

Scusate qualche sfogo qua e la, ma vi giuro che mi sto trattenendo. In Italia la tortura inizia a tre anni e continua….

- scuola materna (alcuni pupilli già rodati all’asilo nido).

Ognuno di noi ha traumi di vario tipo, dall’obbligo a fagocitare minestre dall’odore di pneumatico abbrustolito, alla crisi di nervi causata dall’attività del punteggiare cartoncini colorati sino al compagno da accudire con una costante diarrea o caccola perenne. Vabbè, tutti si resiste all’ameno ambiente pseudo-materno della scuola dell’infanzia, così denominata da qualche anno. Mi permetto di aggiungere un commento personale, avendo lavorato per un anno in una di queste scuole: se sono dell’infanzia, lasciamo un po’ più di libertà, senza naturalmente sottovalutare ordine e disciplina, ma vediamo di non rendere difficile la vita di questi piccoli pulcini spelacchiati (e futuri polli di macello?), lasciamoli un po’ più liberi di esprimersi, rinnoviamo la didattica con maggior attività all’aria aperta, attività motoria ed espressione corporea, insegnanti madre lingua e non sottovalutiamo il riposo, ne avranno di stress da accumulare..

- scuola primaria (elementari).

 I piccoli pulcini entusiasti e spesso annoiati (soprattutto le bambine) dalle ripetitive attività della scuola materna continuano il loro cammino sulla catena di montaggio scolastica. Tempo pieno o modulo? Risposta: non cambia molto in sostanza e genitori potete pure scordarvi fine settimana senza compiti, o il sabato o la domenica vi tocca. (Vi risparmio le crisi familiari e problemi vari causati dai compiti del week-end). Mi chiedo ma se passano 6 ore al giorno a scuola il lavoro di casa dovrebbe essere di completamento, revisione e memorizzazione di ciò fatto in classe. Purtroppo nella maggior parte dei casi non è così. Non parliamo poi degli zainetti che questi poveri pollastri trasportano ogni giorno nel tragitto casa -scuola e scuola- casa e dei relativi problemi di postura connessi. Per quanto riguarda la didattica il troppo stroppia! I pollastri dai primi anni di scuola vengono sottoposti ad un marasma di discipline, molte delle quali implicano una facoltà mentale ad astrarre che non tutti hanno acquisita a tale stadio “evolutivo”.

Matematica, italiano, educazione fisica, musica lingue straniere ed educazione all’immagine, queste dovrebbero essere le discipline insegnate al primo anno di scuola. (Non mi esprimo sull’ insegnamento della religione, che ritengo inutile, ma questa è un’altra faccenda). Sulle modalità didattiche e professionalità degli insegnanti, questa è tutta questione di fortuna. Vorrei soffermarmi sull’insegnamento della storia e delle scienze, non ho molta voce in capitolo se non quella di aver frequentato una scuola elementare e di avere attualmente un fratello in quarta elementare. La storia viene insegnata a scaglioni e con molte ripetizioni nei programmi durante i cicli scolastici, per quanto riguarda le scienze, non vengono suddivise in ambiti ma si fa di tutto un calderone e i programmi, almeno ai miei tempi erano a discrezione del docente (Anche qui vi risparmio il calvario di tre anni di scuole medie in cui scienze significava flora e fauna caratteristica del Trentino Alto Adige, penso di saperne di più di una guardia forestale, ne sono contenta, ma il resto delle scienze per me è nell’iperuranio).

In relazione alle lingue straniere esiste una bellissima parolina che onomatopeicamente richiama al suono del campanello delle fate: CLIL. In soldini si tratta dell’insegnamento di materie specifiche in lingua straniera, è già stato testato nel nord Europa e pian pianino sta prendendo piede in Italia, ma naturalmente trova gli ostacoli di molte istituzioni scolastiche ed insegnanti vecchio stampo e tradizionaliste del “ameno”idealismo crociano, forse la maggior causa della decadenza odierna del sistema scolastico italiano.

- scuola secondaria ( medie e superiori)

I nostri pulcini sono ormai pollastrelli in carne e in apparenza si sentono già uomini duri e donne vissute (notate l’abbigliamento, il modo di fare e parlare degli odierni scolaretti delle medie e confrontatelo con quello di 10 anni fa, un abisso incolmabile, colpa della TV?…, non mi dilungo ma invito a riflettere sulle quattordicenni col tanga a vista, bullismo and Co. Poi mi chiedo, i nostri genitori hanno lottato per non dover più indossare la divisa scolastica poiché limitante del loro modo di esprimersi, ma date un occhiata ai ragazzi delle medie di oggi, non vi sembrano tutti uguali?!, che non abbiano forse nulla da esprimere se non i centinaia di euro in abbigliamento che indossano?. Poveri Ssissini (i docenti che escono dalle Ssis) freschi freschi che devono insegnare in queste classi di polletti da macello. Meglio la didattica alla Hitler edulcorato o alla Madre Teresa? Io opterei per la prima, ma non ne sono capace nella pratica.

Per quanto concerne la scuola superiore tornerei a riflettere sulla questione: è meglio la quantità o la qualità?. Concordo sul fatto che a 14 anni è difficile intraprendere una scelta scolastica, ma tuttavia non implica la deviazione definitiva del proprio futuro, l’importante è focalizzare prima di tutto se si prova piacere nello studio, se si ha veramente voglia di studiare e in quali ambiti si è maggiormente portati. Saper scegliere è caratteristica peculiare del raggiungimento di uno stato di maturità, non mi vengano a dire che nemmeno a 16 anni si è in grado di scegliere la via per il proprio futuro, se davvero è così allora ecco che ci saranno sempre i trentenni bambini attaccati al capezzolo materno.

 Prendiamo spunto dal sistema di ripartizione didattica inglese e del Nord Europa. A mio parere il sistema andrebbe rivisto ponendo uno o due anni comuni a tutti gli indirizzi e poi un triennio di specializzazione, ma che sia veramente specializzazione, non 12 materie, alcune delle quali vengono svolte per un anno e poi abbandonate e la maggior parte di esse non ha a che fare con la specializzazione che si vuole intraprendere.

Per la trattazione critica del sistema universitario italiano rimando a data da destinarsi.

Spero di ricevere commenti all’articolo-sfogo.

Elena

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